Questo articolo è stato pubblicato sul mensile “L’Alassino”, nel mese di giugno 2008.
Se dovessi dire perché amo Alassio, la risposta sarebbe semplice, diretta, scontata: “perché è il mio paese”, una risposta sicuramente affettiva, sincera, ma non altrettanto oggettiva.
E’ po’ come chiedere a un bambino se ama i suoi genitori, risponderà sicuramente di sì, ma quando gli si domanderà il perché, dirà, semplicemente, perché sono i suoi genitori, e non per le persone che sono realmente.
Penso che sia un po’ questo il tipo di sentimento che lega i veri Alassini alla propria Alassio, un affetto, quasi filiare, che c’è, c’è sempre stato, e ci sarà per sempre, nonostante tutto.
Ma amare Alassio nonostante tutto, non significa accettare tutto.
L’affetto genitoriale che questo piccolo paradiso ci ha dato, gratuitamente, a tutti, senza distinzioni, espresso in accoglienza, in protezione, in senso di casa, di sicurezza, di familiarità, e di incredibili spettacoli di meraviglia, come l’energia di un’alba, la dolcezza di un tramonto, la magia di una notte stellata di luna piena, o la forza di una mareggiata, non può non essere ricambiato, almeno porgendo attenzione, e, quando necessario, intervenendo, per proteggere questo nostro genitore, ormai un po’ vecchio, forse molto stanco, o semplicemente troppo buono per reagire, e difendersi, da tutte quelle idee, di realizzazioni (manipolazioni, imposizioni, progettazioni, maltrattamenti, violente realizzazioni), di persone che, se non lo amano, comunque, non lo rispettano.
Quando giro per Alassio, vedo un numero esorbitante di agenzie immobiliari; mi chiedo se vendano tutte le stesse case, perché, se così non fosse, Alassio dovrebbe essere, almeno, come un quartiere di New York. Di conseguenza ci sono sempre meno alberghi, meno lavoro per la gente di qui, un sacco di seconde case, e Alassio, che, suo malgrado (essendo parte passiva e non attiva), per buona parte, sembra essersi trasformata in un villaggio turistico, che viene aperto ad inizio stagione, e richiuso alla fine di questa, per rimanere non vissuto per il resto dell’anno.
Mi chiedo: è giusto che noi dobbiamo vivere in un posto che è stato comprato per essere semplicemente sfruttato, e poi abbandonato, fino a necessità successiva?
Ma, soprattutto, è giusto permettere che venga fatto questo ad Alassio?
Alassio ha anche negozi molto belli, simbolo di vera eleganza, ma altri, e sono molti di più, che degradano totalmente quell’immagine che Alassio ha avuto in passato, e che vorrebbe continuare a dare di sé.
La rumorosa pulizia delle strade, fatta al mattino presto, anche nei giorni di pioggia, non mi toglie dagli occhi le poco discutibili immagini di vicoli, che, in altre condizioni, potrebbero essere vissuti e frequentati, nel centro di Alassio, pieni di scatoloni mal messi, sacchi di spazzatura, e pezzi di mobilio di bar, ristoranti, e negozi, che, forse, non sarebbe troppo decoroso lasciare in qualche posto, all’interno del locale stesso; allora, giustamente, si vuole rendere partecipe ogni Alassino e ogni turista della propria immondizia, e, concedetemelo, della propria mancanza di educazione e civiltà, facendo, di spazi pubblici, depositi privati, e rendendoli inutilizzabili a chi vorrebbe percorrerli, e quindi mantenerli vivi.
Il nostro mare, fantastico per le caratteristiche naturali, con l’acqua che degrada verso l’orizzonte, è spesso non godibile, a causa di problemi di fognatura, forse per lavori non ben riusciti, o semplicemente mai fatti; di conseguenza, per non lasciare il mare troppo inutilizzato, sono stati fatti degli allevamenti di pesci, ma tranquilli: questo non contaminerà né il nostro mare, né i nostri pesci, perché quelli di allevamento sono separati…
forse qui c’è qualcuno che pensa ancora che la nuvoletta di Fantozzi sia qualcosa di reale, e non semplicemente una trovata geniale.
Ecco perché bisogna pensare in grande, e non ci si possono mettere dei paraocchi, perché quello che facciamo, e quello che permettiamo, non riguarda solo noi, ma prima o poi andrà a toccare tutti.
E’ come essere tutti in un lago, e lasciar cadere un sasso nell’acqua, si creeranno dei cerchi, che non andranno a toccare solo chi l’ha lasciato cadere, ma, prima o dopo, coinvolgeranno tutti.
Ma ad Alassio abbiamo anche una spiaggia, fatta di sabbia chiara e finissima, da non farci invidiare niente né ai Caraibi né alle Maldive; tuttavia, anche per dei semplici micro pezzetti di pietre sgretolate dal mare, il ragionamento è sempre lo stesso.
D’estate i bagnini sembrano darsi un gran da fare a spostare la sabbia da un parte all’altra, a collimarla per renderla ugualmente piana, per poi rastrellarla, togliendo ogni corpo estraneo, ed infine posizionarvi sopra, ad arte, sdraio, lettini, ed ombrelloni.
Ma finita la stagione, basta; è come se la spiaggia non esistesse più.
Perché qui è così: quando qualcosa non è sfruttabile, quando economicamente non si può ottenere qualcosa di molto accettabile, perché lavorare per il gusto di farlo, per il proprio paese, perché si ama e rispetta qualcosa che ci è stato donato gratuitamente, e che, tra l’altro, si è già più che ampiamente sfruttato?
I pochissimi bagnini che decidono di tenere viva la spiaggia, mantenendola pulita, lasciando alcune cabine, qualche sdraio, e adibendo uno spazio con giochi per bambini, sono davvero una minoranza.
Personalmente non vedo un progetto di fondo, un obiettivo su come si vorrebbe far diventare Alassio (e se così non fosse, invito chiunque a contraddirmi liberamente, portando le prove, ovviamente), non vedo affetto per questo paese, ma solo idee su come sfruttarla, come farla rendere al meglio economicamente, vedendola esclusivamente come un insieme di tante semplici parti, utilizzabili e trattabili singolarmente.
Mi viene in mente Richard Gere, in Pretty Woman: “Io compro una società, la divido, e ne vendo ogni parte separatamente, così ottengo molto di più di quanto avrei potuto guadagnare vendendola intera”.
Ma anche noi siamo solo un insieme di parti, tuttavia sfido chiunque a dire che, quando ha male ad un braccio, o ad un piede, tutto il resto funzioni alla grande: bisogna stare bene con tutto il corpo per poter dire di sentirsi veramente bene!
E questo vale anche per Alassio. Ogni più piccolo angolo di questo paradiso è importante allo stesso modo.
E’ come un quadro puntinista: sono solo tanti puntini vicini, nessuno ha un senso, nessuno ha un vero significato, e nessuno ha un vero valore, di per sé; il senso, il significato, e il valore, lo acquista il quadro intero, di cui ogni punto fa parte, nessun punto ha più importanza nel complesso, ma senza anche uno solo di quei punti il quadro non sarebbe più lo stesso.
Perché, come disse un grande scienziato o filosofo ( quando uno è grande, è semplicemente grande!): il tutto non è solo la somma delle singole parti, ma c’è un qualcosa di più, un valore aggiunto.
Provocatoriamente Anonima